sabato 1 gennaio 2011

Le due fortune e il mistero di Cairo Montenotte

Luigi Ferrando e Bruno Chiarlone, biblioteca di Millesimo, 2009.




giovedì 4 marzo 2010


venerdì 19 settembre 2008



Il plico nascosto

Sulla facciata del “palazzo rosso” in via Gaspare Buffa al numero (teorico) 6, vi è uno stemma in pietra arenaria, capovolto: è un segnale, è il punto centrale di una “rosa geografica” che si sovrappone alla topografia reale e mantiene orientata, nell’unico modo possibile, tutta la ricerca storica, geomantica su Luigi Baccino.
È una convinzione che si è fatta strada man mano che ci siamo mossi sul territorio seguendo piste simboliche e rimandi.

La posizione di quel palazzo che possiamo dire essere collocato nel punto X, rispetto ad altre costruzioni sul territorio di Cairo, ha una ragione ed una motivazione che va ricercata nella topografia, nella rabdomanzia, negli accadimenti temporali, e principalmente nella geomanzia.

Ne l’ora che non può ‘l calor diurno
intepidar più ‘l freddo de la luna,
vinto da terra, e talor da Saturno
quando i geomanti lor Maggior Fortuna
veggiono in oriente, innanzi a l’alba,
surger per via che poco le sta bruna-,
mi venne in sogno(…)

(Dante, La Divina Commedia, Purgatorio, XIX, 1-7)

L’edificazione del palazzo, che aveva a piano terra le scuderie e i magazzini-cantina, con pilastri e volte in mattoni, era avvenuta ricercandone prima la migliore collocazione sul terreno tenendo in giusta considerazione le forze sotterranee che lo attraversano il sito.
Ne influenza positivamente la sua esistenza il fiume Bormida che scorre a poche decine di metri e il monte del Castello, dove sono stratificati secoli di significati.



Entrando nell’atrio, vicino alla scala di ingresso, vi è una fessura che attirò la mia attenzione e che diede il via alla ricerca.
Mi avvicinai attratto da quello che intravvidi in una fessura del muro e da vicino scorsi che c’erano dei fogli incastrati e ripiegati. Con delicatezza estrassi quel plico impolverato che potei meglio esaminare grazie alla luce dell’androne che entrava dalla finestra a grata sopra il pianerottolo, notai che vi erano delle pagine strappate da una pubblicazione.
Sulle pagine vi erano macchie color seppia che sembravano d’inchiostro e velature ingiallite dal tempo che nascondevano gran parte del testo. Vi erano anche illustrazioni e notai con interesse una cartina geografica di Cairo, come lessi nel titolo: “Piano in misura dell’accampamento al Cayro” che avevo già visto da qualche parte.
Era del periodo napoleonico e riportava alcune località note ancora oggi. Una fascia centrale a forma di serpente era il fiume Bormida che lambisce il centro storico del paese e poi era indicata la via che lo attraversa e prosegue. Dopo il ponte sul fiume era scritto “strada della Rocchetta”. In tre punti esterni sono collocate e segnate le chiese di San Donato, quella di Santa Maria Maddalena e quella di San Francesco di Sales, nei pressi di cascina Vesima
Sotto vi era l’indice ed elencati otto punti con un N.B (nota bene):“5 Battaglioni della Brigata di Saluzzo erano accampati avanti le Carcare”; sotto vie era disegnata la scala lineare in trabucchi per rilevare le distanze.
Guardai la cartina e dimenticai tutto il resto, poi aprii anche gli altri fogli e sul primo vidi che alcune righe mi sembravano leggibili; mi parve di riconoscere qualche parole ma non riuscii a decifrare nulla.


giovedì 24 luglio 2008









Luigi Baccino figlio dei coniugi cairesi Cirillo Baccino e Marianna Rodino, nato il 2 ottobre 1825, fu battezzato dal vicecurato don Pietro Mariscotti nella chiesa San Lorenzo di Cairo Montenotte. Padrini furono Luigi Bormida e Veronica Montaldo figlia del medico Giuseppe.

Dalle testimonianze dell’epoca apprendiamo che la sua famiglia non è benestante: molti figli, poco denaro. Per alleviare il peso della situazione, il padre riesce a pagare a Luigi il lungo viaggio da emigrante verso l’America Latina, da solo, quando questi è appena un ragazzo di 13 o 14 anni.

Senza soldi né istruzione, lontano da casa e dalla famiglia, il giovane lavora duramente, così come vede fare a tutti coloro nella sua stessa condizione, continuando a condurre la vita spartana a cui è abituato dalla nascita, fino a quando non viene arruolato forzatamente nell’esercito. Per via della rivoluzione scoppiata in Brasile a quel tempo, rimane sei anni sotto le armi e prende congedo senza molti risparmi in più, ma con lo stesso spirito d’iniziativa con cui era arrivato nel Nuovo Continente.

Per molto tempo continua a lavorare senza concedersi alcun lusso. Mettendo a frutto le sue capacità, arriva a dedicarsi al commerci di bestiame con un amico, spostandosi tra il Brasile e Montevideo. Partito da nulla, mette insieme così la sua fortuna.

Oltrepassata la cinquantina, reduce da una vita di lavoro, comincia a sentire i primi avvisi della vecchiaia e ricorda il paese dove è nato, in cui non era mai più tornato.

Appagato da quello che ha avuto, con al seguito la considerevole fortuna accumulata serenamente, si imbarca per il viaggio di ritorno verso la Liguria. Sono passati 38 anni da quando il giovanissimo Baccino, con due lire e pochi centesimi in tasca, aveva preso il mare per emigrare in Sud America.

A Cairo Montenotte, Luigi Baccino torna in contatto con gli strati sociali più poveri e bisognosi, una realtà per lui superata ma non dimenticata.
Si era sposato per procura con Onorata Bella che dopo due anni lo aveva abbandonato, scappando con l’amante e il figlio avuto da quest’ultimo.

Non avendo eredi diretti, decide di consacrare la sua fortuna alla causa che sceglie come la più meritevole: aiutare i meno fortunati partendo dai bambini, ritenendo che sia, come scrive nelle sue volontà, “in quell’innocente periodo della vita che bisogna gettare i semi che debbono fruttificare e dare utili e buoni risultati”.

Nomina primo esecutore testamentario il carissimo amico Adolfo Sanguinetti e con il suo aiuto stabilisce, fin nei dettagli, la costruzione e il sostentamento economico, per mezzo del suo patrimonio, di un asilo-convitto gratuito per tutti i bambini che, figli di famiglie contadine o disagiate, nelle lunghe giornate lavorative dei genitori non hanno assistenza adeguata e il cui mantenimento è problematico.

Quando redige il suo testamento, i primi di aprile del 1891, però, per sua stessa ammissione, Baccino è già consapevole delle invidie e delle ostilità che si è attirato: le sue azioni, insieme ai tanti amici che ricorda, gli hanno procurato anche molti nemici.
Nel 1893 sarà terminata la costruzione del palazzo ora restaurato per intervento del sindaco Osvaldo Che bello (b.a.), in piazza della Vittoria e adibito a Palazzo di Città.

Nei primi mesi del 1895 Luigi Baccino scompare senza lasciare traccia, probabilmente ucciso da chi voleva impedire la realizzazione dei suoi progetti.
Opera, questa, in parte riuscita, poiché l’asilo non fu mai realizzato anche se la costruzione fu utilizzata come sede scolatica.

Dopo le numerose controversie, il Comune di Cairo cambiò amministrazione e la nuova giunta si oppose alla costruzione.

L’eredità di Baccino, fu resa accessibile solo nel 1925, a cento anni dalla nascita, a causa della sua morte presunta in quanto il corpo non fu mai trovato.

Con essa, invece dell’asilo infantile, fu realizzata una casa di riposo per anziani, dapprima ospitata nell’edificio della Chiesa dell’Annunziata e poi trasferita in quella che era stata la Villa Baccino, in Corso Dante.

http://mailartprojects.blogspot.com/2008/10/luigi-baccino-scomparso-lisbona.html

Ieri, 24 ottobre 2008, l'amico Mauro Risani, colaboratore nel progetto "PERCHE'? LISBONA? Baccino Luigi detto il "gaucio" - carteggi segreti" ha trovato una poesia di Giuseppe CESARE ABBA su Cririllo Baccino, padre di Luigi.
Partecipo questa formidabile riscoperta ai fedeli lettori e rilettori del blog.

PER LA FESTA DI CIRILLO BACCINO

Trent'anni! E il nostro popolo vedea povero e lieto
Un vecchierel che l'anima nudria d'un suosegreto;
Si pregava di vivere tanto che d'oltremare
Alfin potesse il giovine caro al suo cuor tornare,
II suo figliuol che tenero d'anni, da solo, audace,
E sdegnoso dell'ozio edell'ignava pace,



Con pié sicuro, ed animo franco ed oneste voglie,
Lasciate avea dell'umile sua casetta le soglie.
Vive chia vea da pargolo visti uomini molti
E donne molte in lacrime, condolorosi volti,
Dare gli abbracci, gli ultimi baci, al garzon che forte
Era partito, pianto come un che andasse a morte.


Vive chi sempreme more poi del garzone in core
Amò quasi da figlio quel vecchiogenitore.
Povero vecchio! il picciolo campo sarchiando, spesso
Delsuo lavor dimentico e forse di se stesso,
Fantasticava e, ingenuo, correa lontan, lontano
Col suo pensiero in traccia del figlio americano;


E a chi di lui benevolo gli richiedea: Oh! mai
Noirivedrò, rispondere solca, più mai, più mai!
Ma un dì che d'anni carico quasi giacca, giulivo
Levossi in mezzo agli uomini, gridando: È vivo! è vivo!
Vivo il mio figlio! E subito gioir con quel vegliardo
Quanti non eran invidi e avean cor non codardo.


Allor fu visto gli ultimi suoi dì un ometto
Per ......................................................
(manca l'ultima parte)

PALAZZO DI CITTA' a Cairo M. - fatto costruire da Luigi Baccino nel 1891


Palazzo Baccino in piazza della Vittoria, oggi Palazzo di Città a Cairo Montenotte e sede della Biblioteca Civica, una delle più luminose dell'intera Provincia.


La costruzione dell’edificio iniziò nel 1891 ed ebbe termine nel 1893 con una spesa di lire 110.000 finanziata con un mutuo governativo.
Il progetto era stato redatto nel 1889, gratuitamente quale oblazione, dal prof. L. Pagliani, direttore della scuola di perfezionamento nell’igiene pubblica di Roma e dall’in. Paltrinieri, suo allievo.



Marcello Baccino - suo cugino










Marcello Baccino, nipote del prof. Montano, importante medico cairese che esercitò a Torino, emigrò a Montevideo (forse nel 1880) accompagnato dal cugino Luigi Baccino, in uno dei suo viaggi in America Latina.
In quell’anno Marcello era tornato a Cairo dopo essere stato all’Accademia Militare di Modena, lo vediamo fotografato in divisa di cadetto, poi si era imbarcato a Genova , diretto in Uruguay, dove, secondo una testimonianza orale di una parente vivente, fece il vetturino come il cugino Luigi.

Entrambi divennero amici del governatore di Montevideo che era di origini italiane.
Marcello sposò una donna di Cairo (Maria Crosa) che sarà poi la nonna di Lina Lupini, arguta e simpatica signora che sabato 18 febbraio 2006 al GRIFL, mi ha fatto vedere la foto di Marcello Baccino e mi ha fornito queste notizie.)


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Carol nel 1895




Quella che segue è una storia inventata con alcuni riferimenti storici (Baccino, Serono)

1877 - Baccino arriva a Cairo

A Cairo, nel cortile dell’Albergo Corona Grossa, si ferma la diligenza e scendono Carlotta Larghero e Luigi Baccino. Sono stanchi perché arrivano dal Sudamerica; sono scesi nel porto di Genova, dove sono sbarcati dal piroscafo.


Carlotta prende una bella camera. Il giorno dopo incontra i parenti cairesi che non aveva mai visto, poi con i cugini di Dego Amalia, Secondino, Silvino e la zia Tersilla Larghero in Morena, vanno alla Madonna del Bosco dove visita come rapita da un sogno i luoghi dei suoi antenati.

Vede le due lapidi poste sopra l’ingresso e legge la più larga dove è scritto “PETRUS LARGERIUS PHY. VOVIT ET REDDIDIT ANNO 1623

Entra nella chiesetta che fu costruita dal suo avo, il protofisico Pietro Larghero, nel 1623 e nel silenzio odoroso di bosco e di fiori che aleggia nella cappella, trova finalmente pace, sente di essere arrivata a casa e di doversi stabilire in quel posto.


La zia le parla delle loro antenate Lucia e di Maria Larghero che furono accusate di stregoneria perché avevano virtù di sensitive e di chiaroveggenza. Carlotta pensa che anche lei ha queste particolarità e vorrebbe chiedere qualcosa alla zia, ma le donne si guardano senza parlare e negli occhi di zia Tersilla sembra cogliere la risposta alla sua muta domanda

Nel 1887, quando iniziò a dipingere sulla tela il ritratto dal vivo di Luigi Baccino, l’anziano pittore cairese Felice Serono ebbe giorni di inquietudine e una specie di presentimento di cui parlò agli amici. Scrisse dapprima a Cesare Abba che si trovava a Brescia come professore in un Liceo, poi anche all’onorevole Sanguinetti che era l’ispiratore e il leader della politica locale progressista.

Ma chi ascoltò i suoi dubbi e le sue paure fu l’amica sudamericana arrivata a Cairo con il Baccino, dieci anni prima e stabilitasi in campagna, verso Montenotte.

Carlotta è attratta dal mistero e dall’occulto, ogni fatto che accade nella sua sfera famigliare e amicale lei lo esamina sotto questo profilo e spesso ne scopre le chiavi segrete.




Con gli insegnamenti di Serono si mette a dipingere e qualche anno dopo sarà la sua aiutante nell'affrescare l'abitazione dei Cremonesi nella via Maggiore a Cairo. Il lavoro terminerà ai primi di agosto del 1892 e lei, in omaggio all'amico pittore, scriverà su di una parete: “SanRonno perfetto pittore di Cairo 3/8/1892” giorno del suo quarantesimo compleanno

L’americana, come la chiamavano a Cairo, era Carlotta Prosperina Ersilia, arrivata dal Sudamerica nel maggio del 1877, aveva una storia triste alle spalle e voleva iniziare una nuova vita nel paese dei suoi avi

Era nata a Santiago del Cile il 10 agosto 1852, figlia di Lorenzo Larghero e Maddalena Resio. Dopo i vent'anni conobbe in Cile il giovane Michele Bellino e quasi subito fu un amore travolgente. Lei ha 23 anni e lui è un giovane avventuroso e irrequieto. Durante una passeggiata a cavallo egli cade e si rompe l’osso del collo. Carlotta assiste Michele immobilizzato a letto. Egli non sa darsi pace per quello che gli è capitato e per la giovane innamorata legata al suo letto di invalido grave.

Dopo sette mesi di sofferenza, gli innamorati si sposano “in articulo mortis”.

Il funerale di Michele è imponente, la famiglia benestante è molto nota in città. Una folla di amici e parenti ed autorità accompagna il feretro al cimitero di Santiago del Cile, nell’aprile 1866.
Carlotta distrutta dal dolore vive mesi di prostrazione e di sofferenza angosciosa, non vuole più vedere nessuno, si chiude in camera e passa giorni nel buio assoluto.



Nell’aprile del 1877, passato un anno dalla morte dell'amato, decide di seguire il suo destino e prende la decisione che darà una svolta alla sua vita: andare in Italia a conoscere i luoghi dei suoi avi e scoprire chi erano stati nel passato. I parenti sono contrari, vorrebbero tenerla con loro, dopo quello che è capitato a Michele. Ma Carlotta non cambia idea, compra il biglietto di viaggio e si imbarca sul piroscafo che la porterà in Italia (ha 25 anni). Il piroscafo fa scalo a Montevideo dove salgono altri viaggiatori diretti a Genova, tra questi vi è anche il cinquantenne Luigi Baccino di Cairo che ritorna a casa. Durante il viaggio si conoscono: Carlotta è incuriosita e affascinata dall'uomo che ha fatto fortuna in America.


Dopo oltre un mese di mare e di conversazioni, i due viaggiatori sbarcano nel porto di Genova il xx maggio e si dirigono verso il Ponente, senza visitare la città: hanno trovato due posti sulla carrozza postale che va a Savona. Fatto il cambio dei cavalli la carrozza prosegue verso la Val Bormida, giungendo a Cairo la sera.

La storia continua, lei va a Lisbona e pare che non sia sola: vi è anche un uomo anziano, di Cairo.


Progetto di mail art:

http://mailartprojects.blogspot.com/2008/10/luigi-baccino-scomparso-lisbona.html

Il padre CIRILLO si sposò nel 1821


Marcello Baccino, cugino in America Latina.


















Da testimonianze orali pare che Luigi Baccino fosse ritoranto al paese per breve tempo e avesse fatto costruire la casa che è tuttora in un lato di piazza della Vittoria e vicolo Colombo, che venne acquistata nel 1926 all’asta comunale dal mediatore Antonio Gallo e poi rivenduta a Francesco Bonifacino per 44.500 lire.

Il soprannome di Luigi era Gog; suo padre, su di un atto pubblico era indicato anche come "detto il Goggio".

Dopo un certo periodo Luigi ritornò ancora a Cairo e aiutò tutti i cairesi, incominciò a fare il palazzo dedicato alle scuole in piazza della Vittoria, quello che oggi è il Palazzo di Città, iniziato nel 1891 e terminato nel 1893.

La costruzione avrebbe dovuto ospitare nei mesi invernali anche per la notte gli scolari più poveri che abitavano nelle frazioni disagiate.

Luigi Baccino istituì anche un piccolo premio per le spose e promise che avrebbe fatto alla sua Cairo un bell’ospedale.
Baccino ripartì con la promessa che al ritorno si sarebbe fatto la casa e si sarebbe fermato.
Avendo visto com’era la vita fuori Cairo aiutò il più possibile i suoi compaesani che lo amavano con ogni rispetto, però da qualcuno era pure molto odiato.

Suo grande amico era Marabot, una persona che conosceva e comunicava con i cairesi in America e in paese si sapeva sempre tutto.
Quando Luigi veniva a Cairo si ritrovava nella casa dei suoi nonni con i cairesi; vi erano Adolfo Sanguinetti, Perla, Gilardi, Frisciun, marito di Gisella che scambiava la merce durante i suoi viaggi.
Luigi Baccino, prima di ripartire, fu invitato ad una cena nell’osteria di Valentin (vicino alla torre della prigione) e non si è più visto: così hanno riportato i nostri vecchi.